Perchè bisogna formarsi sul Project Management?
Ovvio: per studiarne tecniche, metodi e strumenti; per conoscerne fasi, ruoli e responsabilità. Legittimi passi di una formazione come si deve. Ma a volte, prima di iniziare a guadare le acque bisogna passeggiare sulla riva, studiare il paesaggio, vedere come il corso d’acqua si integra e si distingue dalla terraferma che lo circonda.
Oppure, ancora meglio, guardare l’intero ambiente con ripresa di drone e dare un nome ad ogni elemento del paesaggio. A ciascuno il suo. Il riconoscimento è cioè il primo passo per occuparsi delle cose.
Non sempre si lavora dichiaratamente per progetti. Specie nelle piccole realtà dove ‘eccezionale’ e ‘ordinario’ possono facilmente con-fondersi.
La definizione di progetto – “iniziativa temporanea intrapresa per creare un prodotto, un servizio o un risultato unico” – va scritta con due grosse sottolineature, temporanea e risultato unico.
Quali delle attività in essere nella nostra realtà hanno queste caratteristiche? Quali delle attività che ci sembrano ordinarie, routine lavorativa, usuale processo, hanno invece il profilo giusto per essere trattate come progetto?
E cosa succede se invece questo riconoscimento non avviene?
Avviene che si trascura la dinamica sistemica che caratterizza la visione del progetto, la visione sulle interdipendenze, il coordinamento tra le persone coinvolte, il monitoraggio dei rischi e dei risultati intermedi, il budget e tanto altro.
Si arriva a fine attività magari (e anzi spesso) con l’obiettivo raggiunto ma a quale costo? Con quali livelli di efficacia ed efficienza? E quanto patrimonio di conoscenze appreso e capitalizzato? Probabilmente occorrerà reinventare la ruota alla prossima occasione di viaggio.


