”Il medium è il messaggio“. Soggetto – predicato nominale. Essenzialità sintattica che fa economia per lasciare spazio all’immenso significato. Che dice molto, se non tutto, gran parte, di come comprendiamo il mondo (da quando?)
McLuhan ha scritto queste parole nel ’64 e niente è cambiato o meglio, tutto è cambiato mentre la sua affermazione ha attraversato immobile l’energivoro flusso di dati, bit, pixel che la tecnologia è stata capace di azionare. Immobile, ad ammonire e a ricordare una grande verità.
Sta di fatto che oggi, nel venti ventisei, non solo siamo ammantati ancor di più di medium ma è straordinariamente aumentata la nostra portata comunicativa, per cui ciascuno di noi è istruito a usare mezzi in un indefinibile luogo comunicativo. Il “villaggio globale” diventa metropoli per estensione e salotto per prossimità comunicativa, in cui ciascuno è ricevente (con modalità da indagare all’infinito) e mittente (con sembianze sempre più marcate di creator).
Tutto questo per dire che lo studio dei processi di comunicazione, verbale, non verbale, visiva, non può più essere relegato al fondo di un più ampio piano di studi oppure demandato a figure professionali da cui aspettarsi occasionale soluzione. Quello che diciamo con vari modi e mezzi e quello che recepiamo con vari modi e mezzi, sono direttamente collegati alle intenzioni, alle emozioni, alla coscienza, ai valori. Al pensiero. E senza un buon collegamento in entrata e in uscita a tutto questo, è davvero arduo decodificare correttamente quanto accade intorno. Per seguire la corrente senza perdersi.
*Questi due percorsi formativi vanno in questa direzione:
Tecniche grafiche digitali
Tecniche di Public Speaking e Presentazioni efficaci



