Great Resignation o Great Restart?

Le dimissioni sono il più eclatante fenomeno di massa nel mercato del lavoro del periodo post Covid; può essere un nuovo inizio?

Ha fatto parecchio discutere il dato, comunicato dal Ministero del Lavoro e ripreso a grandi titoli dai principali organi di informazione nazionali, relativo al numero di dimissioni registrate nei primi nove mesi del 2022: 1,6 milioni. Un numero che certo fa impressione, anche perché conferma, anzi rafforza, una tendenza già intercettata nello stesso periodo dell’anno precedente, quando le dimissioni furono 1,3 milioni. Allora si era parlato di un fenomeno direttamente connesso all’emergenza Covid, e in particolare al periodo di allontanamento forzato dal posto di lavoro durante il lockdown. Per moltissimi il rientro è stato difficile, per alcuni impossibile.

Oggi però, a oltre due anni da quell’evento, il rapporto di causalità appare sempre meno esclusivo, e il fenomeno presenta elementi di maggiore complessità che vale la pena tenere in conto, almeno per i prossimi anni. La Great Resignation, come la chiamano negli Stati Uniti, sta cambiando forma, o forse con il tempo riusciamo a delinearne i contorni in maniera più nitida. E il quadro che si compone davanti a noi, come accade spesso quando si approfondisce meglio la conoscenza di un fenomeno, è forse più rassicurante.

L’emergenza Covid ha avuto effetti radicali sia sulle persone che sulle aziende. Le prime hanno avuto forzatamente tempo per fermarsi e ripensare la propria vita, ridefinire le proprie priorità. Le seconde hanno dovuto implementare in tempi brevissimi nuove forme di collaborazione professionale, nelle quali ad esempio essere sul posto di lavoro perdeva importanza. Oggi abbiamo persone con un nuovo progetto di vita professionale, e aziende con nuove modalità di lavoro; non è quindi detto che gli abbinamenti del passato funzionino ancora. Il periodo che stiamo vivendo è caratterizzato da un diffuso movimento di ricollocazione, all’interno del quale molti lavoratori provano a trovare condizioni professionali più in linea con le proprie aspettative, e le aziende ricercano personale che meglio si integri con i nuovi processi organizzativi.

Con un po’ di giusto ottimismo sarebbe quindi forse possibile parlare di Great Restart, enfatizzando le opportunità piuttosto che fermarsi al mero dato delle dimissioni. Perché di una ripartenza si è indubbiamente trattato, dopo il congelamento forzato di tutte le attività sociali ed economiche nella prima metà del 2020.

Sarà molto interessante verificare nei prossimi anni se e quanto le persone che hanno lasciato il proprio impiego ne avranno trovato uno migliore. Di certo possiamo affermare che dove la persona avrà avuto modo di aggiornare le proprie competenze la transizione avrà maggiori possibilità di successo, ma su questo versante le notizie non sono troppo incoraggianti: in Italia meno del 10% degli adulti partecipa ad attività di formazione continua, un dato che la pone al di sotto della media europea, e che penalizza i lavoratori soprattutto in momenti come questo.

Partecipare ad un corso di formazione può aprire la strada a nuove opportunità di carriera. Le occasioni non mancano, approfittatene!

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